Con questo piccolo episodio è mia intenzione rendervi partecipi di una piccola riflessione che chiunque avrebbe potuto fare, motivo per cui questa ha tanto più valore.

Era dunque da tempo che un mio amico si sentiva e vedeva con una ragazza. Ragazza bellissima, con capelli d’oro, occhi azzurri e seno prominente. Tanto bella che continuava a parlarne, questo amico. “Che bei capelli”, “Che begli occhi”, “Che bel seno, che bel sedere!”, e non era l’unico a parlarne in questi termini: quanti passanti facevano di queste considerazioni! E lì no, non li sentivi parlare così, erano attenti: sussurravano a bassa voce da starle vicino e non farsi sentire. Lei, certo, non aiutava a non sparlarle dietro, con certi pantaloncini tutti attillati e corti che sembravano essere stati risucchiati, e certe magliettine che non arrivavano neanche all’ombelico.

Avrete capito, spero, quanto difficile fosse non innamorarsene una volta vista. E lui, oh!, lui ne era matto. Ne parlava e parlava, di come era vestita, di cosa aveva detto, di come si era truccata… e sembrava non vedesse nessun altro tutto il giorno. E fantasticava continuamente: “Chissà come sarebbe un bacio con lei!”, “Come sarei felice se ci fidanzassimo!”, “Chissà che bei bambini che nascerebbero!”.

Non si stupisca il lettore se non ci sono nomi in questa storiella. Non ci saranno tanti personaggi da rischiare di dimenticarsene né vi importa dei veri nomi dei protagonisti. E poi ditemi: vi pare che se la ragazza si chiamasse “Alice” o “Claudia” cambierebbe la morale? Che se lui fosse “Alberto” o “Carlo” sarebbe diverso da quello che è? Quindi: niente nomi.

Insomma, mi arrivò un giorno un messaggio da questo mio amico: “Ce l’ho fatta! Ci siamo messi insieme”. Tanto era impossibile che pensai ad uno scherzo! Voglio dire: come faceva una come lei a mettersi con uno come lui? Voi non lo avete mai visto, ma sareste indubbiamente d’accordo, d’accordissimo con me nel pensare che non se lo meritava, lei, quel malanno. Un malanno, sì! Tanto brutto che rovinava l’apparizione, che infastidiva gli occhi, che molestava lo sguardo dei passanti dopo essersi posati sulla bella creaturina.

E mentre giravano mano nella mano ignoravano di infrangere la legge che un bello dovesse fare coppia con un bello e un brutto con un brutto, e si vedevano le coppiette girarsi a guardarli come dei criminali per chiedersi “ci ho visto bene?”, “quei due stanno insieme?”. Eh no, gli occhi non li ingannavano, “ci vedo bene, io” pensavano poi, “che forse sia lei la cieca e non sappia quanto è brutto lui” tanto per trovare una scusa a quel miscuglio.

Quindi: la bella e il malanno giravano sereni per la città e io, come tutti, mi chiedevo “come è possibile che una ragazza come lei si fidanzi con uno come lui?”. Ma non sembrava esserci risposta! Lui che era la sua antitesi! Che era brutto, impacciato, insignificante, fastidioso! Come se non bastasse la bruttezza, anche le abitudini rendevano la situazione tanto più inspiegabile: fumatore incallito, ozioso di natura e illetterato di professione… Insomma, non uno salutista, non un culturista, non un intellettuale. Quali motivi avevano spinto la bella?

Ma riflettei: “Via, non può essere così brutto. Magari lei ci ha visto qualcosa di speciale!”, dovevo approfondire! “Possibile che un po’ di rivalità abbia imbruttito il fortunato nella mia mente?” pensai cioè che lo stessi imbruttendo nella mia testa, solo per il gusto di rendere la situazione tanto più paradossale. Trovai una foto e… ah!, altro che invidia!, altruista, altruista ero stato! Che personaggio! Che roba! Un sorriso tutto storto, una spalla più giù dell’altra, il naso con la punta a destra e le sopracciglia foltissime! Altro che, altro che: quel ragazzo era bruttissimo!

Penserete voi “Beh? Che c’è di male? Non ci si innamora solo della bellezza!” e vi rispondo “Beh, non ci si innamora solo del carattere!”. Che anche se avesse un bel carattere questo ragazzo, la quale cosa, vi assicuro, non è, non basterebbe a compensare la bruttezza che ha di fuori. Che poi, voglio dire, quelli belli la bruttezza, al massimo, ce l’hanno dentro, e la nascondono facilmente agli occhi degli altri. Provate voi, vi dico, ad essere brutti e ad apparire belli con solo qualcosa di dentro. Impossibile!

E mentre pensavo, mentre facevo avanti indietro per la stanza con la foto del malanno davanti agli occhi, improvvisamente mi fermai, colto dal dubbio più terribile che avessi mai avuto: “E se fossi anche io brutto?”. Insomma, di certo non mi corrono dietro le ragazze, ma se fossi brutto come il mio amico? O peggio, se fossi anche più brutto? Voglio dire, di certo questo amico non sa di essere così brutto, ché se lo avesse saputo non si sarebbe nemmeno messo ad innamorarsi di una così bella. “Dunque chi è brutto”, ragionai, “non sa di esserlo”, perciò niente di più semplice di essere brutto! Riflettendo, poi, pensai “Quelli brutti non sanno di esserlo, ma allora quelli belli? Lo sanno?”. Difficile la questione, ma, dopo averci riflettuto mi convinsi che sì, i belli sanno di esserlo.

Insomma li vedrete anche voi i bei ragazzi avvicinarsi alla bella preda e girarle intorno, a volerla azzannare quasi. E così le belle ragazze con i bei fanciulli. E sempre, nelle strade, nei locali, dovunque vedi il mondo diviso a metà: da una parte i belli e le belle che ridacchiano tra di loro e si tirano occhiate dolci; dall’altra parte, nel punto più distante, i brutti con i brutti a parlarsi del nulla. Mi bastava questa semplice considerazione per convincermi che i belli fossero assolutamente consci del loro stato di “bello”.

Andando a logica la cosa mi sembrava piuttosto ovvia: “Se so di non essere bello, allora sono brutto… giusto?” Ma via! Solo perché alle feste non sono corteggiato sono brutto? Non scherziamo! Certo è che nessuno si è mai complimentato per la mia bellezza… Così come nessuno si è mai fermato a farmi notare la mia bruttezza! Ma che non mi si venga a dire che sia normale sentire per strada: “Miseria, che brutto che sei” oppure “Caspita, che bello che sei!”.

Però dai, non potrà mica essere tutto nero o tutto bianco! “Che possa essere brutto solo un pezzo e il resto bello?” pensai. Magari ho un nasino bruttino e butterato ma dei begli occhietti…, forse ho dei bei sopraccigli ordinati ma delle labbra secche e crespe, perché no?, delle belle guanciotte ma gli occhi troppo incavati. È così impossibile essere in parte bello e in parte brutto? C’è da dire che mai si è sentito parlare di “quello che ha dei bei sopraccigli” o “quello che ha delle belle guance ma gli occhi troppo incavati”. Dubitavo, quindi, di poter essere “un poco” bello… D’altronde, come potevo iniziare a fantasticare in questo modo senza, a quanto pareva, conoscermi per nulla, quasi fosse che tutta la mia vita l’avessi passata a fare di tutto, tranne che guardarmi allo specchio?

Il problema era molto più grande di quanto non sembri: non potevo di certo chiedere a qualcuno se fossi bello o brutto. Insomma, come avrei potuto fidarmi di chiunque? Ti pare che se venisse anche il più brutto da te a chiederti “Ma dimmi, io sono brutto o bello?” gli risponderesti “Tu sei il più brutto dei brutti”? Eh no! Non risponderesti così no! Nessuno risponderebbe così! Mentiremmo tutti! Altro che verità, pur di salvare la nostra reputazione! Che poi “reputazione”… dirgli a un brutto “Guarda che sei brutto” non è mica un’offesa! Gli stai dicendo la verità. Però la gente giù a dire che sei senza cuore, che sei una carogna! Ma dico io: se uno vuol sapere la verità, che fai?, non gliela dici?

Insomma, chiedere non avrebbe di certo funzionato. Nessun mio amico o conoscente avrebbe mai detto la verità, la pura e semplice verità senza storcerla, senza cambiarla di un pochino. Rimaneva però che se uno è bello, gli altri gli rispondono “Si che sei bellissimo!”, come se la verità fosse utile solo quando non dà fastidio.

No, no, non potevo di certo fidarmi! Ma dovevo saperlo: ero bello? Ero brutto? Mi guardavo intorno: “Ah, se gli oggetti potessero parlare, se le mura avessero gli occhi e la bocca! Non avrebbero mica paura di sembrare scortesi, loro”. Ma forse c’era un oggetto che poteva parlare, che poteva aiutarmi! Mi fiondai in bagno, davanti allo specchio, sperando mi dicesse qualcosa. Ma stava muto, quel mobile omertoso! Mi accorsi però che proprio davanti a quella superficie silenziosa avevo me stesso, la mia figura.

Ed eccolo lì quello di cui potevo fidarmi: me stesso. Iniziai quindi a guardarmi, ma feci una fatica terribile. Tu non l’avrai mai fatto, di metterti davanti allo specchio a valutarti, ma sappi, caro lettore, che non è affatto facile. Eh, ti sembra che basti guardarti da cima a fondo, ma non è mica semplice: come ti sposti per guardare meglio l’orecchio della figura riflessa, ecco che anche questa si gira; appena la figura ti mostra la schiena per lasciarti guardare ecco che anche te, legato da una forza invisibile, sei costretto a girarti. E poi che fatica a guardare le gambe, i ginocchi, i piedi! Bisogna fare il contorsionista per guardarsi tutto ad uno specchio di quelli normali, non interi! Roba che alla fine riuscii a guardarmi neanche per metà!

E che infame era stato quello specchio, sembrava lo avesse fatto apposta: mi mostrava le spalle storte sì, ma all’incontrario del mio amico; rideva del mio naso storto sì, ma storto a sinistra, non a destra come il mio amico; e mi rinfacciava le sopracciglia fine fine, che erano un terzo di quelle del mio amico, ma troppo rade; solo il sorriso, quello sembrava più bello, togliendo i canini un po’ ingialliti… Insomma: ero il contrario del mio amico bruttissimo, sì, ma non nel senso che ero bellissimo, nel senso che ero brutto in un altro modo!

Via, via”, pensai, “magari è una mia impressione. Forse mi sembro così brutto perché enfatizzo troppo”. Niente! Neanche io riuscivo a dirmi: “Guarda che sei brutto!”. Non mi restava altro che chiedere al più “fidato” dei miei amici, quello, cioè, che avrebbe mentito meno degli altri. Decisi di fidarmi di una mia amica, con la quale parlavamo di tutto, e le chiesi un giorno: “Perdonami la domanda, che può sembrarti stupida, ma rispondi con serietà. Secondo te, sono bello?”. Una domanda da sì o da no. E lei, tutta rossa in faccia, che non sapeva cosa dire: “Ma no, sei carino…”, “Ma sai, la bellezza non è importante…”, “Sicuramente meglio uno come te che un ragazzo bello ma stupido…”; insomma, la risposta era “No”.

E allora? Che altro pensare? Che altro fare? Ormai non c’era via di scampo: ero entrato nella stessa categoria del mio amico. Le persone che si schifavano per lui ora si schifavano anche per me. Compreso me stesso. E da quel giorno sembrava fossi stato colpito da una maledizione: ogni volta che andavo davanti allo specchio mi imbruttivo sempre di più: comparivano a sorpresa dei baffetti incolti, forfora sulle sopracciglia, le labbrette si facevano secche e crespe all’improvviso, mi ritrovavo, senza essermene mai accorto, con delle iridi banali e monocromatiche…

Disperato, riflettei: “Io e il mio amico siamo brutti, c’è poco da farci! Mi devo dunque abituare ad una vita da brutto anche peggiore di quella del mio amico, a starmene nei locali in piedi a chiedere “Come stai?” oppure “Come va?” senza importarmene della risposta. I belli mi guarderanno male per strada a giudicare quanto sono brutto, un segreto che resterà sulla bocca di tutti, tranne la mia. Mi toccherà girare con i miei amici brutti e vivrò una vita triste e solitaria. A meno che, un giorno, forse, incontrerò una donna brutta come me, con la quale mi fidanzerò.”

Altro che fidanzarsi, fino ad oggi niente donne, niente fidanzate. Solo invidia, invidia quando sentivo “Che begli occhi che hai”, “Che bei capelli che hai”, “Che bello che sei”, tutti elogi degli altri agli altri. Occhi belli, sì, ma perché solo i suoi? Perché solo i suoi capelli? So bene che i miei non sono belli, me lo ha detto lo specchio, ma perché solo i suoi? Solo di quell’unico ragazzo biondo lì, quello che ha gli occhi azzurro chiaro striati di blu, ma perché? Ve lo dico io il perché: perché gli altri sono più brutti. Voi ridete, sì, che vi sembra ovvio, ma pensateci bene: se ci fossero tutti occhi belli, tutti striati, tutti perfetti, ci sarebbero occhi più belli di altri? Eh no! Sarebbero tutti uguali! Tutti belli e tutti brutti uguali!

E allora sono proprio i brutti a creare la bellezza; siamo noi a permettere ai belli di essere belli. E così il mio amico malanno: quanto più bella sembra la sua donna quando sta vicino a lui! È tutto più palese: le spalle dritte, i denti perfetti, il viso pulito… Proprio perché a fianco si vede il contrario, il suo opposto.

Allora tu, lettore bello, di quelli che alle feste giri intorno alla tua bella o al tuo bello, quando ti troverai davanti ad un brutto non burlartene, ma ricordati di ringraziarlo, ricordati di ringraziarmi, ché sono io a farti bello, e non tu ad esserlo, e ché senza di me tu altro non saresti che un lettore, e non più un lettore bello!

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