«Buongiorno, Tito.»

«Buongiorno, Tato.»

I due si guardarono nei grandi occhi neri; uno sorrideva gioviale, l’altro aveva il muso.

«Cosa ti è successo, Tito? Hai una faccia…»

«Sono sconsolato, Tato»

«Ancora questa storia del fallimento? Fottitene e stai sereno. Ci sono miliardi di galassie là fuori. Hai solo l’imbarazzo della scelta.»

«Tu non capisci, Tato. Cosa dirò al Supremo Ordine?»

«Ci inventeremo qualcosa.»

«La fai semplice tu, tanto sono io che dovrò portare la cattiva notizia.»

«Sai qual è il tuo problema, Tito? Sei troppo orgoglioso, ecco qual è.»

«200 mila anni di evoluzione buttati nel cesso ti sembrano una questione di orgoglio?»

«Ammesso e non concesso che sia così, cosa saranno mai? Una scoreggia nello spazio interstellare.»

Tito non replicò e si mise a braccia conserte, imbronciato.

«Non te ne starai mica così fino ad Alpha Centauri?»

«Fino ad Alpha Centauri no… Ma fino a Plutone di sicuro!»

«Quante volte te lo devo ripetere, Tito? Guarda sempre il bicchiere mezzo pieno!»

«Sai cosa ci vorrebbe ora, Tato?»

«Che cosa, Tito?»

«Una bella tempesta di meteore. Cancellerebbe ogni cosa senza lasciare traccia.»

«Puah! Non essere sciocco. Scommettiamo che riesco a farti cambiare idea?»

«Ahahahahah.», rise amaro Tito.

«Non può essere così male», ribatté positivo Tato.

«È anche peggio!», insistette ancora Tito.

«Ma insomma! Aspetta, fammi pensare… ci sono! Te lo ricordi quel tizio barbuto che c’aveva una faccia brutta ma il cervello sopraffino?»

«Ma chi?»

«Ma sì, dai… Quello che indossava una semplice tunica e andava tra la gente a ragionare con loro.»

«Tu parli di Socrate.»

«Bravo! Proprio lui. Ce l’avevo sulla punta dei piedi. Lui si che è uno ganzo, una testa come pochi. Che fine ha fatto?»

«Hai beccato proprio l’esempio più azzeccato.»

«Se non ci fossi io, caro Tito…»

«Ci sarebbe più spazio per tutti, caro Tato…»

Tato non parve cogliere il sarcasmo del compagno.

«Mater, sintonizzati su “Socrate”», ordinò Tito al computer di bordo, tagliando corto.

«Bzzz… Bzzz.. Socrate, nato ad Atene nel 440 a.C., Morto ad Atene nel 399 a.C… Bzzz… Bzzz…»

«Morto?», sbottò Tato incredulo.

«E poi io sarei lo sciocco», esclamò Tito scuotendo il testone glabro.

«Ti ricordo che, a differenza nostra, loro sono mortali.»

«Giusto!», Tato annuì alzando il grande pollice a ventosa.

«Mater, che ne è stato di lui?», continuò Tito.

«Bzzz… Bzzz…Socrate fu condannato a morte da una giuria di liberi cittadini che decise democraticamente per la sua condanna… Bzzz… Bzzz….»

«Aspetta un attimo! E con quale accusa?», rimbrottò Tato.

«Bzzz… Bzzz… Socrate fu accusato di empietà ed ateismo. Alcuni concittadini lo ritenevano responsabile della corruzione dei costumi dei giovani ateniesi… Bzzz… Bzzz….»

«Ateismo? Che significa?»

«È stato accusato di essere un senza Dio.», intervenne Tito.

«Che cosa è un Dio?»

«Lascia stare.»

«Va bene, qualsiasi cosa non avesse questo…Questo…»

«Uomo!»

«Esatto! Beh, qualsiasi cosa gli mancasse non meritava di essere fatto fuori dai suoi simili. In fondo si limitava a parlare alla gente e farla ragionare con la propria testa. Mi pare che amasse ripetere “conosci te stesso”, certo non un affermazione geniale, ma illuminante per dei primitivi come i terrestri.»

«Già. Il bello è che gli abbiamo anche dato il dono della democrazia, a ‘sti qua», commento irritato Tito.

«Comunque, credo sia stato solo un episodio», disse sospirando Tato.

«Insisti eh!»

«Ma sì dai, in fondo siamo ancora molto indietro negli anni. Vediamo… Ah sì! Il tizio dei miracoli… Il capellone con la barba, quello che diffondeva tra la gente un messaggio di fratellanza.»

«Gesù di Nazareth.»

«Proprio lui! Accidenti sono negato con i nomi. Insomma il più fico dei fichi. Avrà certamente fatto grandi cose ed idolatrato come un divo!»

«È andata proprio così.»

«Ah! Visto?»

Tito si fece subito cupo.

«E ora che altro c’è?»

«Beh, il più fico dei fichi è stato messo sulla croce dalla sua gente.»

«Che maleducati! Potevano metterlo su una sedia; perlomeno non lo hanno fatto fuori!», sorrise Tato.

«Lo vedi che sei un grullo? Non so nemmeno perché parlo con te di queste cose.»

«Ma cosa ho detto?»

«Intendevo che lo hanno crocefisso, inchiodato mani e piedi ad una croce di legno!»

«Noooo!»

«Sìììì!»

«Ma chi ha fatto una cosa così stolta? E perché poi?»

«I romani con il consenso dei loro concittadini israeliti che hanno votato per acclamazione di metterlo a morte preferendo salvare Barabba, un sobillatore. Un uomo che professa l’amore per il prossimo, in una società di sospetti e soprusi, era considerato pericoloso.»

«Cioè, avrebbero potuto lasciarlo vivere ma hanno preferito mettere a morte uno che diffondeva messaggi di pace, e solo per salvare un aizza-popolo??»

«Proprio così!»

«A ridaje! Mi sa che questi se la giocano male con la democrazia. In ogni caso, si tratta sempre di terrestri vissuti più di duemila anni or sono. Sono sicuro che le cose sono cambiate da allora. Hanno esplorato ogni centimetro del loro pianeta, raggiunto le vette più elevate e solcato le profondità degli oceani; sono riusciti ad inviare navicelle nello spazio e a mettere in piedi sistemi di conoscenza abbastanza sofisticati da rischiare di essere scoperti», rise di gusto Tato.

«Il tuo ottimismo è commovente», ribattè Tito.

«Non è solo questione di ottimismo, Tito. Si tratta di essere oggettivi»

«Vuoi dire “obiettivi”»

«Va bene saputello, ma sai che ho ragione»

«No che non lo so»

«Ammettilo: sono o no un grande oratore? Riuscirei a vendere una caldaia a metano anche ad un venusiano!»

«Ah sì? Va bene, grande marziano. Tu dici che questi hanno mandato sonde nello spazio ed esplorato ogni luogo conoscibile. Tutto vero. Eppure, malgrado ciò, dimostrano di essere ancora allo stadio di “infanti”, con un’ostinazione che non ha eguali in tutto l’universo.»

«Tu continui a vedere il bicchiere mezzo vuoto. Forse il materiale genetico utilizzato non era di prima scelta, ma io non li darei per spacciati. E poi qualche incidente di percorso è fisiologico.»

«Beh, se pensassero a risolvere qualche problemino in terra prima di inviare sonde nello spazio avrei ragione di avere qualche speranza.»

«È una specie ambiziosa, non è sempre un male.»

«Ambizioso come questo, dici?». Tito mosse la mano per attivare la discesa del maxi-schermo.

«Mater, sintonizzati sul comizio del nuovo presidente degli Stati Uniti.»

«Bzzz… Bzzz… “And rembember: America first!”… Bzzz… “Il riscaldamento globale è un’invenzione dei cinesi”… Bzzz… “Bisogna armarsi per avere un Paese più sicuro”… Bzzz…»

«Questo è il leader del Paese più potente della Terra.»

«Scherzi, vero?»

«Ho l’aria di uno che scherza?»

«Forse dovrei tenere a bada il mio entusiasmo», commentò compassato Tato.

«Allora condividi i miei timori?»

«Non ne sono ancora così sicuro. Certo se una mortadella ossigenata è diventata il presidente della più grande potenza della Storia, qualcosa si è inceppato nel processo evolutivo di questa specie. Ma un dittatore può certamente utilizzare la forza come deterrente, e posso capire il timore di non piegarsi.»

«Ma quale dittatore? È stato eletto democraticamente dal suo popolo, capisci? È questo il vero dramma. Ogni volta che leader stolti e sfacciati prendono il sopravvento è perché i loro popoli hanno la memoria corta»

«Per una volta Tito non posso darti torto. Sono perplesso. Più guardo questa specie e più mi ricorda un branco di scimmie». Tito trasalì.

«Questi primati si azzuffano per una noce di cocco e pur di averla vinta si affidano al primo istrione che passa. Riconosco che il progetto di colonizzazione ha preso una piega inaspettata», osservò Tato, ed aggiunse:

«Sai Tito, non posso fare a meno di notare che passano i secoli, ma gli uomini paiono compiere sempre gli stessi errori come se non avessero memoria del passato, come se tutto ciò che è stato non significasse nulla.»

Tito continuava a rimanere in silenzio. Poi si voltò verso il suo compagno. «Tato, c’è un dettaglio che non ti ho ancora confidato.»

«Quale, Tito?»

«Quel materiale genetico che avevamo portato con noi era di ottima fattura, ma non era sufficiente a garantire la riuscita del piano.»

«E allora?»

«Ho dovuto innestare il nostro DNA con quello di una specie vivente che si avvicinasse il più possibile a noi.»

«E quale sarebbe?»

«La scimmia.»

«La scimmia? Ma sei uscito di senno? E dove sta la somiglianza? Questo animale non ha memoria!

«Sei stato tu a mettermi la pulce nell’orecchio. La trovavi una specie “simpatica”»

«Certo, ma come animale da circo! Sono basito Tito, ed ora comprendo le ragioni dei miei deja vu»

«Eh già», aggiunse sconsolato Tito.

Tato parve sgonfiarsi come un palloncino al sole. Prese a ciondolare il testone meditabondo scorrendo i tasti della plancia di comando.

«Senti Tito…»

«Sono tutto orecchie, Tato.»

«Come lo spieghiamo al Supremo Ordine?»

«Ben svegliato, Tato.»

«Dovremmo sbarazzarci alla svelta di questo problema, ma dovremmo farlo con dignità e circospezione», aggiunse Tato con tono sommesso.

«Giustissimo.»

«Mmm… Stamani ho visto strane turbolenze all’orizzonte, Tito.»

«Di cosa parli?»

«Del fatto che una tempesta di meteore non mi pare un eventualità poi così remota», ammise malizioso Tato.

«Non bisogna fare altro che un cenno e la funzione si attiverà in pochi secondi».

Il marziano annuì.

«Mater attiva “tempesta di meteore” in modalità Soluzione finale. Obiettivo: Terra.»

«Bzzz… Tempesta di meteore innescata… Bzzz… Dieci secondi alla soluzione finale… Nove… Otto… Sette…»

FINE

Please Login to comment
  Subscribe  
Notificami