April lesse il titolo del tema:

Il mio miglior amico”.

«Bello» pensò.

Posò le dita sul tastierino olografico e cominciò a muoverle rapidamente.

Dopo milioni di anni l’umanità ha avuto la sua risposta. Da Alfa Centauri sono scesi i nostri creatori. Si tratta della razza aliena che chiamiamo Centauriani. Sono passati ottantasette anni dal primo contatto e, da allora, abbiamo imparato così tanto che la vita non è più la stessa.

Le religioni sono diventate mitologia nel giro di un paio di generazioni, ma tanti elementi del credo dei miei bisnonni sono ancora vivi, solo declinati in modo nuovo. Dio che ci crea per amore, è diventato il popolo dei Centauriani che, in effetti, hanno creato la nostra specie e ci amano tanto. Il paradiso, per alcuni, è diventata la Terra ora che i Centauriani hanno rallentato la vecchiaia, eliminato le malattie, l’obesità, la deformità e ci hanno fornito la tecnologia per rendere prospera ogni parte del pianeta. Tutti noi abbiamo imparato ad amarli a nostra volta e, per questo, il mio tema di oggi parlerà del mio amico Fred.

Fred è un centauriano. È alto poco più di tre metri e la sua pelle grigiastra è spessa come quella di un pallone da basket. Quando ero piccola veniva a trovarci una volta alla settimana almeno. Tutti nella mia famiglia gli hanno sempre voluto bene, ma io so di essere la sua preferita. Oltre a questo sono quella che lo capisce meglio.

Ora che vado alle superiori lo vedo una volta al mese circa e, spesso, viene a trovare solamente me. So che tutti quanti hanno dei rapporti privilegiati con qualche centauriano, ma so anche che, come noi, sono molto diversi tra loro pur condividendo elementi culturali e biologici. Fred è più giocherellone, paziente e tollerante della maggior parte dei centauriani che ho conosciuto e io ho un rapporto speciale con lui. La nave fluttuante dove abita è sopra casa mia e, la sera, mi piace pensare che lui guardi giù proprio mentre io guardo in su. Siamo già d’accordo che mi farà da testimone di nozze e non so a quanti sia già capitato.

Non vedo l’ora di salire sulla sua nave fluttuante. So che i rappresentanti dei Centauriani hanno detto che sono qui per restare diversi secoli, ma io spero sempre che un giorno Fred venga da me e mi chieda se voglio passare il Wormhole con lui e andare a visitare i dintorni di Alfa Centauri. Magari succederà: il domani è ancora tutto da scrivere.”

April rilesse il tema, gli diede una sistemata e si emozionò per l’ultima frase. Sapeva che nessuno era ancora mai stato nello spazio con un centauriano, ma lei ne aveva parlato con Fred. Non poteva dirlo a nessuno, ma lui le aveva promesso che l’avrebbe portata a vedere le stelle. Intanto si sarebbe accontentata di salire con lui nella sua dimora aliena. Non che ne fosse innamorata, anche se c’erano voci di centauriani scappati con delle terrestri, ma i suoi genitori dicevano che erano solo leggende metropolitane. Niente di più.

La ragazza consegnò il compito e rimase ad osservare il prato fuori dalla finestra finché anche Eleanor non ebbe finito. Uscirono insieme e si fermarono al chiosco della pizza di fianco alla fermata della monorotaia, come facevano spesso. La giornata era splendida, gli alberi e le aiuole profumavano di fresco e dalle insegne video del quartiere venivano musiche allegre, programmate dai ristoratori per attirare i clienti. Il cielo, oltre la rete di navi fluttuanti, era limpido e chiaro. April inspirò l’aria e fu conquistata dall’odore della pasta cotta e del macinato brunito e croccante.

«Mmm, senti che profumo!» disse leccandosi le labbra come il lupo delle fiabe «Questa roba la mangerei tutti i giorni!»

«Perché, non lo fai già?»

«Intendevo a tutti i pasti.»

Il ragazzo della pizza sorrise e porse le fette oltre al banco. Le ragazze autorizzarono il pagamento posando il dito sul dispositivo personale e presero la pizza fumante.

«Adoro questo quartiere» disse April mordendo l’angolo bollente.

«Sì, è bello. Ma penso lo sarebbe di più senza tutta quella ferraglia che galleggia lassù.»

«Cazzate.»

«Beh, non puoi dirmi che ti piace.»

«Non mi danno fastidio.»

«Quando vai al mare o in montagna non pensi “Che bello tutto questo cielo libero”?»

«Sì, ma che c’entra? Anche la distesa d’acqua del mare è bella, ma non vorrei vivere su una barca in mezzo all’oceano.»

Eleanor scosse la testa e diede un morso al suo pranzo. April le fece segno di seguirla fino alla panchina.

«Oggi viene Fred» disse la ragazza mettendosi a sedere.

«Capito. Allora studio da sola.»

«Se vuoi puoi venire lo stesso. Lui non rimane molto se ho da fare.»

«No, no. Grazie. A me i centauriani stanno sul cazzo.»

«Cosa? E da quando?»

«Non so. Dall’anno scorso.»

«Ma sei fuori di testa?»

«Mi stanno in culo da quando mio papà è andato via con Bob. Lui torna a trovarci, ma mio padre ha smesso. Forse è solo un egoista, ma io la colpa la do anche a loro.»

«Dai, Eleanor. Pensa che basta aspettare: prima o poi lo raggiungerai.»

«Sarà, ma non mi piace nemmeno il loro essere sempre buoni e gentili. Sembrano un branco di idioti.»

«Dici così solo perché ce l’hai con loro. Io adoro anche la loro voce. Basta che ci sia un centauriano nei dintorni e io mi sento più tranquilla. Loro sono fatti così: ci vogliono bene. È da quando sono bambina che Fred e quelli come lui si prendono cura di me.»

«Lo so, anche per me era così. E so quanto hanno fatto per noi, non solo nei tempi della creazione, ma anche da quando sono tornati. Però…»

«Però, cosa?»

«Perché ci hanno creati e lasciati qui da soli per cinque milioni di anni?»

«Ho sentito in internet che hanno aspettato che fossimo almeno otto miliardi. Non so perché. Poi per loro non è come per noi: vivono tantissimo, tipo centinaia di migliaia di anni, forse di più. In pratica per loro è come se fossero stati via solo un pochino.»

«E tutta la gente che ha sofferto? Che è nata e morta senza sapere un cazzo? A loro chi ha pensato?»

«Ora sembri una religiosa. Loro non sono Dio.»

«Lo so, ma non sono così perfetti come dici e io preferisco non averne intorno.»

«Non sono perfetti, ma sono molto migliori di noi.»

«Ecco, forse allora mi stanno sul cazzo perché mi fanno sentire peggiore.»

«Ma noi lo siamo! Siamo più stupidi, più fragili, più cattivi. Siamo perfino più bassi» rise April.

Eleanor fece spallucce, poi sospirò.

«Me ne vado a casa. Ho centoventuno notifiche e un sacco da studiare.»

Quel pomeriggio Fred arrivò puntuale. April aveva abbandonato i compiti a metà sulla scrivania per guardare dal balcone e l’aveva visto scendere lungo il tubo gravitazionale col suo sorriso troppo largo e i suoi occhi piccoli e scuri. Aveva alzato un braccio notandola e lei gli aveva sorriso.

Il campanello aveva suonato e lei era corsa di sotto per andargli incontro.

«Ciao, Fred» lo salutò la mamma. «Hai voglia di un dolce? Pensavo di fare una torta e sarei felice di dartene un po’ da portare su».

Fred annuì sorridendo.

«Ciao, Fred. Come stai? Tutto bene?» disse papà uscendo dal soggiorno.

L’alieno annuì e si chinò per abbracciarlo. April attese che avesse finito, poi lo afferrò per una mano e cominciò a salire le scale.

«Noi andiamo di sopra. Fred mi aiuta con matematica.»

Chiuse la camera e il centauriano si sedette sul fondo del letto, come faceva sempre.

«Oggi ho fatto un tema su di te.» disse April sorridendo «E penso che mi sia venuto bene. Mi hai ispirato.»

Fred sorrise, sollevò le mani in segno di vittoria ed emise un verso brillante e profondo che la ragazza non sapeva decifrare. Poi indicò il quaderno e inclinò la testa. April capì: “e la matematica?”

«No, era una bugia.»

Fred scosse la testa e la guardò con dolcezza.

«Volevo chiederti una cosa.»

L’alieno si toccò il petto e accennò un inchino.

«Il padre di Eleanor è salito sulle navi fluttuanti l’anno scorso e, ultimamente sento anche di altri genitori che vengono portati lì. Perché non ci portate mai dei ragazzi?»

Fred tirò indietro la testa lentamente, segno, per i centauriani, che stava provando una grande ilarità.

«Non ridere! Che cosa ne so io? Perché non mi ci porti? Lo sai che io vorrei. C’è già troppa gente? Aspettate che i vecchi muoiano e facciano posto?»

Fred scosse la testa.

«Allora perché non mi porti? Solo a vedere com’è.»

L’umanoide gigante si toccò la testa.

«Ah sì? E quando? Mi dici sempre che ci pensi, ma non è mai il momento. Perché, cos’è che stabilisce il momento? Quanti anni devo avere per essere maggiorenne lassù?»

Fred tirò indietro la testa e anche April ridacchiò. I Centauriani non avevano maggiore età né riti di passaggio. Inoltre qualunque loro età non era paragonabile a quella di un terrestre che, dal loro punto di vista, non viveva che qualche istante.

«Dai, Fred. A parte gli scherzi, perché non mi porti a vedere le navi?»

Le navi fluttuanti erano un groviglio di metropoli meccaniche che galleggiavano nella stratosfera e si collegavano tra loro attraverso fitti canali gravitazionali. Si diceva che passare da una nave all’altra durasse pochi minuti e che si sfrecciasse in cielo a velocità incredibili senza soffrire alcun effetto collaterale. Fin da piccola April sognava di andarci e tormentava Fred perché la portasse con sé. Quello, almeno, sembrava un sogno più realizzabile di quello di andare su Alfa Centauri.

L’alieno annuì e sorrise, poi, con i suoi gesti lenti e pacati, le fece capire che lei aveva vinto e che presto l’avrebbe portata con sé.

April gridò di gioia, poi Fred aprì le sue lunghe braccia e la circondò in un dolce abbraccio paterno. Tra quelle robuste braccia scure April si era sempre sentita al sicuro.

Fred si staccò, allargò il sorriso e si toccò le spalle per poi indicare fuori dal balcone.

«No, grazie. Ho voglia di stare a casa oggi. Suoniamo un po’, ti va?»

Fred emise un verso vibrante e applaudì.

«Ha detto presto.» disse April aprendo la scatola della merenda.

«Tipo? Questo fine settimana?» chiese Eleanor sdraiandosi nell’erba del cortile fuori dalla scuola.

«Non lo so, ma l’ho convinto. Mi ha detto che presto mi ci porterà.»

«Ma perché? Non sei mica vecchia.»

«Lo so, ma ho insistito e Fred ha detto di sì.»

«Sarà pieno di vecchiacci.»

«Oh, chissenefrega. Mica ci voglio restare. Poi dicono che non si invecchia sulle navi. Qualcuno è pure ringiovanito.»

«Figurati. E questo dove l’hai sentito?»

«Un tizio che ha fatto su e giù per un po’ è stato intervistato e ha detto che c’era un suo vicino che è salito a cinquant’anni e l’ha ritrovato che ne aveva… tipo venticinque.»

L’amica di April si rabbuiò, scosse la testa e sbuffò.

«Non rivedrò più nemmeno te.»

«No, Elly! Per quanto bello possa essere io verrò sempre a trovarti. Anzi, parlerò con Fred perché convinca Bob a portarti su con noi. Che ne dici?»

Eleanor la guardò.

«Se davvero non sono tutti vecchi, allora sì.»

April sorrise, le cinse il collo con le braccia e le schioccò un bacio su una guancia.

«Sarà perfetto solo quando ci andremo insieme.»

Mamma e papà erano gli ultimi da avvisare. Dopotutto non aveva intenzione di trasferirsi: non era di questo che aveva parlato con Fred. Anche se con Eleanor ci scherzava, lei voleva tornare a casa. C’erano ancora troppe cose da fare: finire la scuola, diplomarsi in pianoforte, vedere il Messico.

Poi voleva stare con Elly. Forse un giorno sarebbe anche riuscita a dichiararsi.

Chi tornava diceva che era tutto bellissimo lassù e, quando si poteva salire, era davvero raro che qualcuno decidesse di rimanere a terra per tanto tempo. Non conosceva nessuno che avesse fatto solo il turista sulle navi fluttuanti e poi fosse tornato per stare sulla Terra. Non poteva sottovalutarlo: quando, oltre a tutto il resto, ti offrono di smettere di invecchiare, è logico che si accetti. Lei però aveva solo sedici anni e non aveva ancora queste paure. Forse avrebbe trovato una comunità di umani simpatici sulle navi e, alla lunga, non avrebbe più avuto bisogno di tornare sulla superficie.

In ogni caso avrebbe potuto dirlo a mamma e papà in un altro momento. Per ora voleva solo fare un giro tra le nuvole e tornare giù. Decise che per il primo viaggio non avrebbe detto nulla: i suoi si sarebbero senz’altro preoccupati di non rivederla e non voleva discutere.

Da quando Fred le aveva promesso di portarla con sé, passava il suo tempo libero in giardino, sul dondolo, con la testa per aria e della pizza in grembo. A volte pensava ai suoi antenati che dovevano fare attenzione a ciò che mangiavano, costringendosi a fare un’impressionante quantità di moto per mantenersi in forma.

Poveracci.

Uno di quei pomeriggi vide il tubo gravitazionale scendere sulla loro proprietà. Buttò per aria la pizza e corse in camera. Prese uno zaino e c’infilò dei vestiti. Tolse la tuta e mise la sua maglietta preferita e dei pantaloncini corti.

«Aspetta!» disse allo specchio «Avrò freddo lassù, cazzo.»

Si cambiò di nuovo e sentì il campanello mentre infilava le scarpe.

Aprì la porta e, senza dire una parola, si lanciò tra le braccia del suo migliore amico che le accarezzò la testa.

«Oggi?»

L’alieno annuì e sorrise.

«Mi porti su?»

Di nuovo Fred annuì. Coi suoi gesti le chiese se fosse pronta e lei in risposta lo abbracciò di nuovo, poi il centauriano si drizzò e la prese per mano.

Il tubo luminoso li avvolse e April si sentì incredibilmente leggera. I suoi piedi si staccarono da terra ed ebbe l’impressione che fosse casa sua ad allontanarsi, poi la città e il pianeta intero. Rise e urlò euforica. Sentiva il cuore esplodere, mentre Fred la guardava sorridendo. Sembrava fiero di lei.

«È davvero bello come dicono?»

Il centauriano annuì e le mise una mano sul capo.

«Grazie, Fred.»

April sentì due lacrime ai lati degli occhi. Era tutta la vita che aspettava di conoscere il mondo del suo più caro amico e, finalmente, quelle città volanti, misteriose e straordinarie, l’avrebbero presto fatta entrare.

«Ecco com’è» bisbigliò a se stessa, «salire in paradiso da vivi».

Maria raggiunse Roger al tavolo e posò la fronte sulla sua. Si sedette e fissò l’azzurro immobile oltre la parete trasparente. Poi si voltò verso il centauriano più giovane.

«Sai che giorno è oggi, fratellino?»

«Certo che lo so: il secolo siderale.»

«Sì. E il fratellone sta portando qui April!»

«April? Davvero?» fece Roger sollevando le spalle.

«Esatto. Quale occasione migliore di questa festa, non credi?»

«Pensavo che fosse troppo presto.»

«Invece il fratellone dice che è pronta. Lui è molto esperto di umani, quindi sarà vero.»

Roger sollevò le braccia entusiasta.

«Che bello! Ora dov’è? È andato a prenderla?»

«Sì.»

«Non me l’hai detto per sorprendermi?»

«Sì.»

Roger tirò indietro la testa.

La porta si dissolse, lasciò entrare Fred e si ricompose.

«Bentrovati, fratellini.»

«Bentrovato fratellone» dissero in coro, poi Maria chiese: «hai portato April?»

«Sì. Presto sarà qui.»

Anche Fred si sedette e toccò la fronte di Roger con la sua, poi anche quella di Maria.

«Fratellone, che tipo è?» chiese il giovane centauriano.

«April? È fantastica. L’ho vista nascere ed è cresciuta davvero bene. Con altri umani sarebbe presto, ma non per lei. Lei è pronta e sono davvero contento di averla già portata.»

«Ne sei sicuro?» chiese Roger.

«Il fratellone l’ha sempre trattata bene» disse Maria in risposta. «È sempre stata allegra e serena».

La porta si dissolse facendo entrare un centauriano che posò un grande vassoio sul tavolo.

Sopra c’era April, nuda e pelata, con la pelle brunita e croccante.

«Mmm» disse Maria, «sentite che profumo di serotonina! Che prelibatezza. Grazie, Fred e buon Secolo Siderale a tutti!»

FINE

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